Se l’arte incontra la natura, un reportage dall’Abruzzo. Scritto da Olga Massari, domenica 4 Luglio ore 17:43.
“L’uomo e la natura con animo riunito creeranno un nuovo mondo”, questo è ciò che pensava Joseph Beuys, l’artista tedesco che più di ogni altro dedicò il suo tempo e la sua sensibilità fino alla sua morte (1986) al ricongiungimento dell’uomo con la natura attraverso l’arte per creare un mondo dove persone di ogni razza, religione, stato sociale e cultura sarebbero stati legati da una solidale collaborazione e da una libera creatività.
Negli ultimi anni della sua vita il maestro Beuys che, tra le altre cose, fondò in Germania negli anni ‘70 il movimento dei verdi che poi abbandonò quando divenne partito (1982), passò molto tempo in Abruzzo, innamorandosi letteralmente di in una zona particolare dove le colline sono baciate da sole, la natura è ancora selvaggia e intatta e le viti donano un vino rosso e sanguigno, il Montepulciano. Quel posto si chiama Bolognano (a quaranta chilometri da Pescara). E da ventiquattro anni questa è la location scelta dall’ideatrice dell’evento, la baronessa Lucrezia De Domizio Durini, amica del maestro e continuatrice della sua opera dopo la scomparsa prematura dell’artista.
Il Fourth Free International Forum si è svolto il primo e il 2 luglio e ha visto la partecipazione di molti artisti, arrivati in terra d’Abruzzo da vari angoli d’Europa per assistere all’inaugurazione della casa dell’arte, una casa interamente dedicate a Beuys e alla sua opera, un’opera che ha radici lontane. Il 13 maggio 1984 Beuys piantò una quercia nella tenuta del Barone Durini, dove il maestro aveva il suo studio, e che da quel momento prese il nome di piantagione Paradise; la quercia per Beuys è simbolo di longevità e costanza così come l’olivo è simbolo di pace.
È da qui che comincia l’opera Difesa della Natura, un unicum nel suo genere, un’operazione che si snoda tra l’Abruzzo e la cittadina tedesca di Kassel con la famosa operazione 7000 querce, non una scultura tradizionale ma un triangolo posto davanti al museo Federiciano composto da 7000 pietre di basalto ognuna delle quali “adottabile” da un potenziale acquirente e il cui ricavato sarebbe servito per piantare una quercia. Ci vorranno almeno 300 anni prima che le querce formeranno un bosco ma Beuys oltrepassando i limiti spazio- temporali della sua vita è riuscito a trasformare la banale operazione di piantare un albero in un rito collettivo carico di significato come l’intenso rapporto uomo-natura.
La baronessa Durini ha letteralmente preso in mano l’eredità del maestro tedesco per trasformarla in un work in progress dell’arte e della difesa della natura con conferenze, mostre, inaugurazioni, saggi perché a ventiquattro anni dalla sua scomparsa i temi trattati da Beuys sono più che mai attuali ed è l’arte contemporanea che usa i linguaggi più disparati a sensibilizzare il fruitore su temi che di solito vengono trattati in chiave giornalistica. Nell’ipogeo della piantagione Paradise chiamato anche il luogo della natura, sono stati proiettati in anteprima mondiale i video di numerosi artisti che trattano di una difesa della natura che va oltre la natura e che diventa difesa antropologica dei valori dell’uomo, della giustizia, della pace, della tolleranza, temi universali insomma che possono essere riassunti nella frase “ecologia dell’anima”.
Scorrono davanti a noi immagini di non facile interpretazione ma che lasciano trasparire molti significati: la minaccia del petrolio, lo scioglimento dei ghiacci, le mine anti-uomo, il conflitto israelo-palestinese, la piaga della povertà in Africa. Forse l’uomo abbandonando la natura ha abbandonato anche se stesso, forse il rispetto della natura porta il rispetto dell’uomo e viceversa.
Oggi, a 26 anni dalla piantumazione della quercia nella piantagione Paradise è stato creato una specie di giardino-museo: passeggiando tra alberi e piante ci sono opere d’arte che artisti italiani e stranieri hanno voluto creare per omaggiare la figura di Beuys e tramandare il suo insegnamento, per “seminare” un segnale stabile perché come dice la baronessa Durini “l’arte deve essere al servizio della società”.
Allora in un caldo pomeriggio tra le verdi colline abruzzesi immersi in un paesaggio dove la natura la fa da padrona cerchiamo di riflettere, un’operazione questa che non va più molto di moda, e capire, per quanto possibile, il rapporto che intercorre tra la natura, l’uomo l’arte e la società. C’è un’opera che ci colpisce molto nel giardino-museo:una stele di pietra poggiata sulla nuda terra con su scritta un poesia i cui versi racchiudono probabilmente questo rapporto, e dice così: ”seguire la natura nell’ebbrezza del pensiero/seminando briciole/di umanità nell’immaginario…” (Filippo Rolla).
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